La Regione vuole il Parco Sud, parlano Altitonante e D’Avolio, due politici che per il Parco…

Era un venerdì, l’8 di agosto, e forse molti se ne stavano già a godersi le vacanze. Così, la notizia pubblicata dal Corriere della Sera è passata alquanto inosservata: la Regione sta predisponendo una legge da votare entro la fine anno per avocare a sé la gestione del Parco Agricolo Sud Milano. “Non è uno scippo, ma una grande occasione per il parco, anche in vista di Expo”, tiene a sottolineare il consigliere azzurro, Fabio Altitonante. “L’obiettivo è ampliarne i confini, renderlo interprovinciale, coinvolgendo le Province di Lodi e Pavia. E restituirgli una prospettiva di crescita”, prosegue l’ex assessore provinciale. “Per l’Expo è poi fondamentale accrescere l’attrattività del parco, anche dal punto di vista del turismo, per farne scoprire la ricchezza ambientale e storica”. In quest’ottica, insiste Altitonante, “non può essere il solo Comune di Milano a decidere. Il vero cuore del parco sono gli altri 60 Comuni su cui si estende, a cui vogliamo dare più poteri e presenza in Consiglio direttivo. Sotto la regia della Regione, l’unica che può svolgere questo ruolo e garantire i fondi”.
Corrono brividi di terrore sulla schiena: chi conosce Altinonante e lo scempio che ne ha fatto del Parco, in qualità di assessore al Territorio della Provincia, ne ha tutte le ragioni.
È grazie a lui se ci ritroviamo un outlet di campagna a Locate, se si sono -parafrasando il suo linguaggio- scippate aree al Parco sud (i 100 mila mq di Vignate e i 60mila di Rosate), se ci ritroviamo una Tem (Tangenziale esterna Milano) che sta devastando l’area a est del Parco, se abbiamo perso per sempre le centinaia di secolari tigli e pioppi cipressini del Parco Trenzanesio, spariti nella furia di una mattanza vegetale per far spazio all’allargamento delle carreggiate teso ad accorciare i tempi di percorso da Milano alla Bre.be.mi e alla Tem. E chissà cos’altro la nostra memoria dimentica.

Ma guarda chi risponde!
A fare da contraltare, poi, nel medesimo articolo si mette il consigliere regionale Pd Massimo D’Avolio, ex sindaco di Rozzano ed ex presidente dell’assemblea dei sindaci del Parco Sud (dal 2008 al 2013, quindi sia sotto Penati sia sotto Podestà). “La priorità è che i sindaci continuino ad avere un ruolo importante nella gestione. Una regionalizzazione del parco non sarebbe accettabile. Siamo disponibili a un soggetto fatto innanzitutto dagli enti locali, con la partecipazione di città metropolitana ed eventualmente Regione”!
E ancora, sempre più freddi, altri brividi su per la schiena. Perché quest’uomo, di interesse per il Parco sud ne ha avuto molto, ma sempre a discapito della sua valorizzazione. Oltre ad avere approvato, in qualità di sindaco, uno dei PGT più devastanti e faraonici di tutta la provincia milanese, nei sei anni di presidenza dell’assemblea dei sindaci del Parco Sud non ha brillato per la atti di tutela. A cominciare dalla prima assemblea dei sindaci del 2008, in cui proponeva “la possibilità, da parte di tutti i Comuni del Parco, di individuare attraverso il proprio Piano di governo del territorio (PGT), aree di ricomposizione dei margini urbani”, ossia “mangiucchiare” le aree del Parco prossime ai centri abitati: iniziativa mai andata in porto per la decadenza della giunta Penati.
Ma anche le successive assemblee (fortunatamente poche, considerato che lo statuto ne prevede almeno due all’anno) si sono contraddistinte per gli ampi stralci del territorio del parco a Rosate e a Vignate. Inoltre, è stata immancabile la sua presenza nel direttivo del Parco quando all’ordine del giorno c’erano piatti forti, come per esempio l’outlet di campagna a Locate.

Si facciano avanti politici con altri profili
Come sarà gestito il Parco Agricolo Sud Milano è un tema importante che deve essere discusso e ragionato con il più ampio consenso possibile, anche dal basso, e non lasciato alla foga oratoria estiva di ultras con un curriculum che parla da sé. Attendiamo l’evolversi degli eventi (che seguiremo molto da vicino). Comunque sarà, il nocciolo della questione del governo del Parco Sud richiede certamente politici con altri profili, all’altezza dei bisogni e delle sfide insite nella realizzazione di un Parco che da quasi 25 anni attende ancora di essere valorizzato.

fonte: Associazione Parco Sud